martedì 28 febbraio 2012

B. the fishergirl

Seduta sulla sponda del fiume Consuelo, osservo il flusso di parole che ne compongono il corpo evanescente.
In questo marasma di fonemi riesco appena a intravedere la mia preda. Un pensiero con capo e coda, che peserà sui cinque chili. Ma come armamentario sono le mie nude mani, invecchiate dal gelido vento del nord.
Non mi resta che immergermi nel flusso fino alle ginocchia e piegarmi in avanti per fissare quel racconto che mi si svela dinanzi.
Conoscere bene la preda per poterne anticipare i movimenti.
Prima o poi il mio amo d'inchiostro riuscirà a catturarlo. Ne sono sicura.
Io intanto osservo...

giovedì 12 gennaio 2012

B. International

Ci sono dei momenti in cui tutto assume una luce particolare.
Dei momenti straordinari in cui, presi da folle coraggio cowboy, ci lanciamo contro la nostra vita e l'afferriamo per le corna.
Anche B. ha avuto questo momento da cowgirl (vegetariana, ovviamente) e ha preso al lazo un'occasione particolare. Risultato? Fra una settimana esatta B. poserà il suo derrière su un volo intercontinentale per gli Stati Uniti, diretta in un'Università del Massachusetts, insieme a una sua collegamica.
A volte l'Italia le sta stretta... le dà fastidio. Amore e odio quanto vuoi, ma troppo spesso odio, per  l'ottusità, per le poche opportunità e per qualcos'altro con l'accento sulla a che non le viene in mente!
B. e il Bel paese si prendono una pausa di riflessione, durante la quale la nostra eroina non-oppiacea si dedicherà alla sua istruzione magistrale e alla traduzione american style.
Chissà che avventure (e che freddo) troverà ad attenderla. Ma lei, in puro spirito avventuroso, ci si lancia col sorriso sulle labbra, perché ogni pagina di questa storia sia ricca di avvenimenti faaaaaaaaavolosi!
Sicuramente ci saranno momenti no (Orso! Where are thou?) e momenti nì (mmm, dividere la doccia dice?), ma chissene? Tutto passa e tutto è maestro di vita, si vede che B. rielaborerà un nuovo tipo di privacy e che imparerà a lottare con gli orsi polari e a scivolare (possibilmente sullo slittino, anche se si teme l'alternativa pedonale) su ogni cosa.
Perché B. vuole prendere tutto come un gioco (tipo sapientino), come una possibilità per svelare le sue mille capacità che non vede l'ora di condividere col mondo finora conosciuto, come una sfida a se stessa e alle sue paure (brutteecattive), nella speranza di scrollarsele di dosso una buona volta!
Bene, B.afécionados, adesso B. vi lascia e torna a lavoro (finora qui si è creduto che le sue dita pigiassero professionalmente sul computer dell'ufficio -__-')!!

Che la patatosità sia con voi!
 Hasta la gattara, siempre!




giovedì 1 dicembre 2011

B. got lost!

Vorrei poter scrivere qualcosa che vi lasci senza fiato.
Vorrei, con una sequenza di numeri binari nero su bianco, riuscire a creare per voi un mondo meraviglioso, in cui tutto funziona come desiderate.
Vorrei trovare quel bottone, nascosto da qualche parte dentro ognuno di noi, che vi aiuti a rilasciarvi e a far scattare la molla che vi dia la forza di alzarvi ogni mattina.
Ma non ci riesco. Io per prima mi ritrovo senza spinta. In panne in mezzo alla mia vita: viale deserto in cui l'unica persona che mi è a fianco, il mio compagno di cammino, non può nulla per sistemare il guasto.
Perché non dipende da lui. Questo la Carrozzeria Orso non lo può sistemare. Questo devo farlo io.
Chiave inglese alla mano, devo riuscire a riavvitare i pezzi e a mettermi in marcia.
Non si tratta di disperazione o di problemi, semplicemente di un dubbio enorme che a volte mi stordisce e mi lascia smarrita: dove sto andando?
E dire che mi credevo assolta dalle mille domande simil-filosofiche che mi tormentavano, tipo romanzo settecentesco.
Invece una sera, guardando la pila delle traduzioni da fare, mi sono chiesta come mai non trovassi il tempo per lavorarci su, come mai non sentissi mai la spinta a fare di più, del mio meglio.
Mentre Orso si tuffa a capofitto nel lavoro e cerca sempre di dare il meglio di sé, io fisso il foglio bianco che è la mia vita, non sapendo bene come iniziare a scriverci sopra. E scriverci cosa?
La cosa strana è che non mi sento indietro rispetto a lui, non ho l'ansia di raggiungerlo. Sono solo triste nel vederlo al margine della strada, che mi osserva preoccupato, mentre io cerco di individuare il guasto al mio motore. Mi dispiace di farlo preoccupare per me. È così dolce.
Se soltanto avessi preso una mappa alla partenza, se soltanto avessi fatto delle scelte coscienti e oculate.
Invece, il mio astigmatismo ipermetropico si è esteso alla mia mente, non riesco a mettere a fuoco certe cose e non riesco a trovare l'intervento refrattivo che faccia al caso mio.
Ho mosso dei passi inerti e indifferenti nella direzione in cui andavano tutti, senza chiedermi quale fosse la mia uscita. Tempo niente mi sono ritrovata su un'autostrada diretta non so dove, con un paesaggio che mi lasciava incerta e ansiosa.
Adesso che mi ritrovo lungo una strada in cui ci si può fermare di lato, eccomi qui con le mani ai capelli, che mi maledico per non averci pensato prima, per non aver lasciato delle molliche di pane, non aver segnato un nome, un indirizzo, non aver capito dove stavo andando e come tornare indietro.
Sicuramente la vita è un senso unico, quindi di tornare indietro non se ne parla, ok. Ma allora dove proseguo? Vado bene di qui? Qualcuno mi può rispondere? Sapete quanto disti la mia meta? Sapete qual è?
Io non lo so e non lo sto scoprendo. Orso non me lo può dire perché ci sono io al volante della mia esistenza. Lui mi può consigliare un'uscita, ma non può certo aggrapparsi al volante e dirmi dove devo condurmi.
A volte vorrei avere il pilota automatico.

martedì 27 settembre 2011

B. vintage

His Masters Voice Grammophone
Grazie a Sander per avermi permesso di usare la sua foto. Di seguito, il link alla sua Pagina Flickr (carinissima, tra l'altro) / Thanks to Sander, for letting me use his picture. Here is the link to his (very cool indeed) Flickr Page : Sandercw's Flickr
Era un luminoso sabato mattina di settembre. La signorina B. e il gentiluomo che la teneva sottobraccio, disquisivano amabilmente, assaporando i primi segni dell'autunno.
Giunti vicino a un portico, la signorina, con una dolce pressione sul braccio del suo accompagnatore, deviò il loro tragitto verso quello che aveva tutta l'aria d'essere un delizioso mercatino.
- Oh, guardate, sir Orso! Un piccolo mercato delle occasioni. Vi va di dare uno sguardo? Chissà che finalmente io non riesca a trovare un secrétaire per mio padre.
Suo malgrado, sir Orso accettò. Dopotutto, era pazzo della signorina B., della sua fresca dolcezza che sembrava spazzare via ogni suo malumore.
- Ebbene, sia. Ma vi avverto che non ho alcuna intenzione di mercanteggiare coi venditori.
- Accetto! Non farò appello che al vostro buon gusto.
Sugellato il patto, i due giovani si diressero verso le bancarelle dove, destreggiandosi tra vecchi paralumi,  medaglie nostalgiche e cammei recuperati chissà da quale polverosa soffitta, si trovarono innanzi a un meraviglioso modello di grammofono, in ottone e legno, della Gramophone Company.
- Guardate che meraviglia!! - La signorina B. aveva pronunciato queste parole in un impeto di entusiasmo e gioia, incollando sul marchingegno un paio d'occhi voluttuosi.
La proprietaria della bancarella, fiutando una possibile vendita, scivolò accanto all'apparecchio, iniziando a decantarne la pregiata fattura.
- Si tratta di ottone lucidato, guardate: neanche un graffio.
- Ma funziona bene?
- Il disco è già inserito. Basta soltanto dargli corda, ruotando questa splendida maniglia in ottone, anch'essa lucidata e sentirete che suono!
Non appena la signora fece scattare la leva che bloccava il disco, i nostri giovani amici vennero inebriati da un malinconico pianoforte, accompagnato da violini e dall'armoniosa voce di una cantante francese.
- Quale meraviglia - esclamò la signorina B., battendo le mani entusiasta.
- Devo ammettere di trovarmi pienamente d'accordo - convenne sir Orso.
Fu proprio in quel momento che uno stranissimo suono metallico si impose sulla dolce voce francese.
- B.?
- Sì sir Orso?
- O.o ?!
- Mh?
- Guarda che ti squilla il cellulare.
- Eh?!
- Il cel-lu-la-re!!

Quel bellissimo grammofono in legno e ottone lucidato mi aveva portata indietro nel tempo e lì aveva risvegliato dolci sensazioni dal sapore antico. Lovogliolovogliolovoglio!!

venerdì 23 settembre 2011

B. relative!

Ogni qual volta accade qualcosa di significativo, siamo sempre pronti a giurare che quel giorno eravamo mossi da una forza magnetica, misteriosa e avvincente. Che qualcosa dentro di noi ci diceva, inesorabile, che sarebbe accaduto qualcosa.

Assurdità.

Questa mattina, appena giunta col treno da Bananaville delle 8:27, rinvigorita da un'arietta impertinente e gaia, mi sono diretta comme d'habitude verso l'uscita. Ma, improvvisamente colta da una strana sensazione, mi sono arrestata e ho meccanicamente volto lo sguardo verso l'edicola. Ho sentito lo strano impulso di acquistare un quotidiano.
Ancor più strano è il fatto di aver iniziato a leggere il giornale mentre m'incamminavo lungo il viale alberato.
Ed eccolo, il motivo del mio acquisto mistico: un trafiletto dal titolo La scoperta del neutrino più veloce della luce, segue a pagina 31. Certo, potrebbe essere un risultato errato, bisognerà ripetere l'esperimento, ma pare che l'impossibile sia diventato possibile: esiste qualcosa di più veloce (di qualche nanosecondo) della luce , parola di pagina 31!!

Improvvisamente sono pervasa da una sensazione di allegra potenza. Secondo Einstein niente può essere più veloce della luce, ma tutto è relativo... quindi anche la sua affermazione non può essere assoluta, o nulla sarebbe relativo. E se tutto è relativo e un neutrino va alla velocità della luce e lode, tutti i miei limiti mentali possono essere infranti. Posso a mia volta essere una neutrina B. e dimostrare ai mostri einstanici della mia mente che posso abbatterli, superarli, guardarli dall'alto della mia potenza e briosamente ignorarli.
Oh sì, oggi è un giorno magico. Era destino che in questo momento della mia vita io leggessi quell'articolo, camminando sul viale della stazione con gli occhi incollati a quella pagina provvidenziale.

Strano come finalmente mi sia giunto uno spunto per riprendere a scrivere questo blog. Non che mi mancassero gli argomenti, ma mi sentivo intrappolata in una morsa creativa che mi esigeva per sè stessa soltanto. Distratta da tutte le mie considerazioni su questo strano e importante momento della mia vita, non riuscivo a riordinare le idee per decid... MA CHE IMPORTA!? Siamo più veloci della luce. Al momento il mio team di esperti è irreperibile, ma sono certa che anche noi siamo composti da neutrini, quindi anche noi potremo viaggiare oltre la lampada, oltre le paure, oltre i sogni.

E pronunciando queste parole B. chiuse gli occhi e si abbandonò alle più fantastiche elucubrazioni neutrine.


venerdì 17 giugno 2011

To my bee

Mio padre mi esortava sempre a guardare dritto davanti a me quando camminavo.
Purtroppo per lui, su di me ha esercitato un fascino più accattivante il consiglio di Paulo Coelho: camminare pianissimo e perdersi nei piccoli particolari che solitamente non notiamo.
Molte volte il mio viso è rivolto al cielo, agli alberi, alle nuvole, alle radici degli arbusti saldi e rassicuranti.
I miei occhi sono stati compagni di viaggio di foglie che decidevano di saltare, che era arrivato il momento di staccarsi dal ramo. Cadere ai miei piedi. Un tuffo nel vuoto.
A volte mi diverto a evitare le coscienziose formiche che vagano sperdute e affaticate.
Oggi, mi sono trovata a fissare il bordo del marciapiede e così, per caso, ho notato una dolce apina che piano piano, calma calma, si avvicinava al bordo.
Cicciottella e colorata, chissà cosa pensava di trovare oltre il marciapiede.
E chissà cos'ha sentito mentre un piede femminile decideva di deviare il suo percorso per schiacciarla.
Una danza macabra in cui il passo si allontana dalla linea dritta che stava disegnando e si posa con intenzione, con sufficienza e facendo spallucce, su una piccola vita che, piano piano e calma calma, voleva scoprire cosa ci fosse oltre il gradino.
Cara dolce apina. Oggi ho imparato che la cattiveria si nasconde anche sotto una scarpa di tela.
Non c'era alcun motivo perché tu venissi schiacciata, eppure adesso sei ancora lì, a un pelo dalla fine del tuo viaggio, appassita.
Mi dispiace che non saprai mai cosa ci fosse oltre il gradino. Mi dispiace che quando le scarpe hanno una scelta, decidono di schiacciare i più piccoli. Mi dispiace che nessuno sembri vivere lasciando vivere.
Apina bella, per quel che può valere, non te ne sei andata nell'indifferenza. Qualcuno oggi ha pianto per te e ha provato disgusto per quel gesto.
Le ho chiesto perché, ma non mi ha degnata d'uno sguardo. Ha continuato per la sua strada, con la tua ala spezzata sotto la scarpa.